mercoledì 22 settembre 2010
domenica 19 settembre 2010
Foreword
La mia tata mi diceva sempre quando ero piccolo che avevo un gran talento a immaginarmi le cose. Mia nonna insisteva che ero molto bravo a disegnare imma-gini mentre mia madre affermava con orgoglio che ero un vero portento ad inven-tarmi delle storie fantastiche. Quando sono diventato grande ho capito che ero sta-to io stesso a creare la mia tata, mia nonna e mia madre ed inserirle nella mia real-tà.
Ho creato questa mia realtà fotogramma dopo fotogramma fin dal momento in cui il mio cervello è stato in grado di comprendere, valutare, considerare e alte-rare l’ambiente circostante attraverso i miei sensi, ricostruirlo a modo suo e farmelo passare per assoluta verità. Se allora il mio cervello è l’unico in grado di ricostruire la realtà allora tutto diventa arbitrario, tutto è puramente soggettivo e la verità è qualsiasi cosa io decida. Non esistono regole, esiste solo quello che creo con la mia mente. Creare è ciò che avvicina l’uomo a Dio ma creare ambienti, persone e si-tuazioni ti fa diventare Dio in persona, il Grande Regista di tutto.
Certo - Ognuno di noi è sia regista sia attore della propria vita, l’unico con-corrente di quel “Reality-Show” chiamato realtà. Il resto? Il resto è solo finzione, gli Altri delle semplici comparse, i luoghi delle bellissime scenografie messe in piedi unicamente per realizzare quel fantastico show che è creato da noi stessi con i no-stri pensieri, con le nostre convinzioni che chiamiamo realtà ma che di reale ha ben poco.
Questo modo di vedere il mondo ha un nome ben preciso: ‘Solipsismo’. Dal latino solus (solo) e ipse ‘solo se stesso’. Credere che tutto quello che viene recepito dai nostri sensi venga unicamente creato dal cervello e ricomposto come un’illusione persistente nella Madre di tutti i Reality-Show, la finzione per eccellen-za, la più grande bugia venduta come verità da sempre: La realtà di ognuno.
Sono sicuro che qualche volta anche tu ci hai pensato ma che hai rigettato su-bito quest’idea perché così dannatamente egocentrica, così contro il buonsenso, co-sì claustrofobica ma anche così logicamente inattaccabile da meritarsi di essere rin-chiusa a doppia mandata nell’angolo più remoto del tuo cervello per non creare problemi, per rimanere in silenzio in modo da essere dimenticata.
Ogni tanto però questa idea riaffiora.
Si. Sei il solo attore ma sei anche il solo regista, l’unico ad essere in scena ma anche l’unico a dirigere lo spettacolo con un preciso compito, che forse racchiude lo scopo della stessa esistenza: Migliorare la tua realtà per migliorare la qualità dell’universo. Diffondere felicità per dissolvere il grigiore. Guarire il tuo ambiente per sanare il mondo e tu sei l’unico in grado di fare questo.
Ti hanno buttato su questa Terra senza nessuna certezza, senza nessun ma-nuale d’istruzioni, senza dirti che missione dovevi compiere. Apparso improvvisa-mente in un tal luogo, in una tale famiglia senza uno scopo apparente, senza alcu-na possibilità di indizi o suggerimenti.
Un giorno hai aperto gli occhi, ti sei guardato alla specchio e hai capito che dentro di te c’era qualcuno.
L’unica certezza che hai, se ti metti ad analizzare il problema logicamente, è che ti senti il solo a osservare le cose e a riceverne sensazioni ma non hai nessuna sicurezza che anche gli Altri abbiano questa tua stessa facoltà.
‘L’Osservatore non può esistere senza l’Osservato’ dice una teoria della Fisica Quanti-stica, quindi tu esisti solo perché esiste anche il tuo pubblico e se così non fosse non avresti il modo di definire la tua realtà e confrontarti con essa. Se tu non ricostruissi l’ambiente usando il tuo cervello non avresti niente da sanare e non avresti, forse, una missione da compiere.
Svegliati, hai molto da fare. Destati da quel torpore che hai addosso e smetti di accettare che tu non hai nessun potere di intervenire nella tua realtà.
Svegliati …